Specie fasce altimetriche

SPECIE FASCE ALTIMETRICHE

Una delle sfide affrontate dal progetto BiodiverCity è distinguere tra invasività e adattabilità, tra minaccia e opportunità ecologica delle specie arboree e arbustive in ambito urbano.

Queste, infatti, vengono sempre più riconosciute come infrastrutture verdi dalle alte potenzialità ecosistemiche come regolazione climatica, ombreggiamento, assorbimento degli inquinanti, riduzione del rumore, mitigazione delle isole di calore, sequestro di carbonio e incremento della biodiversità locale. Emergono tuttavia criticità legate alla scelta delle specie stesse, alla loro compatibilità con i contesti antropizzati e alla gestione nel tempo dell’apparato radicale e della chioma. In molti casi, il modo in cui vengono scelte o manutenute può determinare l’efficacia o, al contrario, il fallimento delle strategie di forestazione urbana.

Le elaborazioni grafiche proposte mostrano la suddivisione delle specie arboree e arbustive secondo le fasce altimetriche di riferimento, una lettura che consente di comprendere le relazioni tra la distribuzione naturale delle piante e la loro adattabilità ai diversi contesti urbani. Ogni fascia – dalla pianura costiera fino ai rilievi oltre i 1.600 m – corrisponde a specifici microclimi, caratterizzati da specifici regimi idrici e termici, a cui le specie rispondono con adattamenti propri.

Vengono distinte specie arboree e arbustive forestali “utilizzabili” e “ben integrate” nelle aree urbane: le prime includono le specie autoctone di comprovata efficacia ecologica, mentre le seconde comprendono, spesso, le specie alloctone, che nel tempo hanno saputo adattarsi e convivere in equilibrio con il contesto locale quindi suoli urbani compatti, carenza idrica, esposizione solare intensa e inquinamento atmosferico contribuendo a una manutenzione sostenibile e a un miglior equilibrio tra costi di gestione e benefici ecosistemici. La loro presenza, ormai consolidata, rappresenta quindi una forma di integrazione ecologica piena, capace di garantire continuità funzionale e stabilità ambientale.

L’adattamento, del resto, è un processo biologico continuo, e le città stesse rappresentano oggi i nuovi laboratori di questa evoluzione.