Censimento aree emblematiche

CENSIMENTO AREE EMBLEMATICHE

Il progetto BiodiverCity rilegge alcuni ambiti funzionali ad alta intensità urbana come ospedali, scuole, università, snodi della mobilità, poli direzionali, come nodi attivi all’interno di una rete ecologica urbana capaci di generare valore ambientale, creare continuità nonché diventare dispositivi territoriali per la salute e il benessere collettivo.

In questo quadro, la vegetazione non è pensata come “complemento” al costruito, ma come struttura portante del progetto urbano. Il verde, in altre parole, smette di essere arredo per diventare infrastruttura. Una vera e propria rete verde-blu-sociale in grado di sostenere servizi ecosistemici, migliorare il microclima, favorire la biodiversità, ma anche costruire relazioni, attivare comunità, offrire spazi di cura e di educazione all’aperto.

L’elaborazione dei casi studio è stata organizzata a partire da alcune “aree-tipo”, selezionate non solo per la loro rilevanza strategica ma anche per il loro potenziale trasformativo. Questi ambiti sono stati ricondotti dentro un quadro tematico unitario, articolato in grandi “cittadelle” tematiche che fungono da chiavi interpretative e al tempo stesso da dispositivi progettuali. In questo modo ogni caso affrontato viene letto come parte di una narrazione più ampia, in cui la specificità locale dialoga con una cornice metodologica condivisa. Le Cittadelle della Salute, ad esempio, indagano il rapporto tra infrastruttura sanitaria e paesaggio urbano ovvero tra spazi della cura e qualità ambientale. Le Cittadelle della Cultura mettono al centro le scuole e le università, spingendo a ripensare il ruolo degli spazi educativi come luoghi aperti, accessibili, capaci di attivare processi culturali e relazionali anche all’esterno dialogando con la città. I Grandi Parcheggi, quali nodi di mobilità (porto, stazione, aeroporto) vengono invece letti come margini dinamici, dove è possibile cucire frammenti di città attraverso nuove continuità ecologiche e funzionali. Infine, il Centro Direzionale (CEDIR) diventa occasione per sperimentare modelli di rigenerazione fondati sulla biodiversità e sulla restituzione di senso pubblico allo spazio.

L’attenzione è quindi rivolta a quei “vuoti” urbani spesso trascurati – interstizi, bordi, aree residuali, superfici impermeabili – che rappresentano invece una straordinaria riserva di spazio, da trasformare in occasione ecologica e sociale. Ogni proposta sviluppata riflette questo tentativo di rilettura attraverso il quale osservare, misurare, interpretare e restituire una visione possibile, radicata nei dati ma aperta al cambiamento.